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20/10/2019 16:05
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MEMORIA DEL MOVIMENTO STORICO DI GESU'

di Pablo Richard

LIBEREDIZIONI EDITORE
isbn: 978-88-95787-50-3

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Presentazione all’edizione italiana

 

 Lo studio del Quaderno è frutto di un testo più ampio del teologo biblista Pablo Richard pubblicato nelle edizioni del DEI – Departamento Ecuménico de Investigación – di Costa Rica, dove da tempo lavora, e di cui è uscita un’edizione in Messico e ne sono in preparazione altre in lingua brasiliana e inglese. La ricerca delle fonti originarie del cristianesimo è, prima di tutto, un servizio alla verità, per arrivare alle sorgenti genuine di un messaggio che trasformò il corso di buona parte della storia umana. L’obiettivo o gli obiettivi specifici del testo sono spiegati dallo stesso autore nell’Introduzione, tuttavia ci pare opportuno aggiungere alcune riflessioni per “giustificare” l’edizione italiana nella serie dei Quaderni della Fondazione Guido Piccini. Non deve confondere la semplicità e schematicità del testo e del linguaggio, frutto soprattutto dell’abitudine di vivere la propria conoscenza e ricchezza culturale in mezzo ai semplici e per i semplici e gli ultimi, ma che nulla toglie alla serietà della ricerca scientifica. Il saggio può accompagnare i cristiani del mondo occidentale a ritrovare l’essenzialità e il nucleo centrale della loro fede, Cristo, il volto umano di Dio, e l’idea essenziale del suo annuncio, il Regno, dove sono contenuti i valori autentici, validi per ogni percorso e momento storico e in ogni modello di cristianità. La cristianità attuale è marcata dalla difficoltà di entrare in dialogo con la modernità o post-modernità, una difficoltà che si è fatta più evidente dopo il concilio tridentino e la nascita della cultura moderna (illuminismo, razionalismo, liberalismo…). A ciò si aggiunge oggi l’incapacità di capire la complessità di un mondo globalizzato, nella densa oscurità del presente, dove le religioni hanno un peso determinante, e cogliere le gravi incertezze del futuro. In questa ottica, Richard si pone essenzialmente due obiettivi.

1. In primo luogo lo studio è indirizzato in particolare alla Chiesa latinoamericana, espressa nelle Comunità di Base, quella Chiesa dei poveri e della Teologia della Liberazione che trovò la sua consacrazione, sulla scia del Concilio Vaticano II, nelle conferenze di Medellín e Puebla. Il testo è quindi, soprattutto, rivolto a questi credenti che, nella lettura della Bibbia, trovano le ragioni della loro fede e del loro “essere cristiani” nella ricchezza dei valori essenziali, dalla verità alla giustizia, senza nulla dimenticare del patrimonio della tradizione.

Lo scopo principale è dare alle comunità e ai delegati della Parola uno strumento di interpretazione biblica che sia fonte di ricchezza per la loro Chiesa, soprattutto nella lotta per il Regno di Dio fondato sulla centralità dell’uomo e sulla giustizia, nell’uguaglianza e fraternità universali. Lo studio riporta i cristiani di oggi alla fonte dell’annuncio e dell’esperienza cristiana e, pur nel travaglio storico delle prime comunità, li invita a cogliere in pienezza il valore di liberazione integrale, nella diversità di tempi e di percorsi.

2. Il secondo obiettivo è un po’ più ambizioso, e per noi un po’ troppo “profetico”: una profonda riforma della Chiesa; costruire una Chiesa che ha i suoi fondamenti nella “roccia”, come Richard dice, cioè nei veri valori umani, sociali e spirituali dell’annuncio e testimonianza di Cristo e dei primi discepoli. Solo ripercorrendo la Memoria del Movimento Storico di Gesù, si arriva alla vera sorgente del cristianesimo, sorgente inquinata inevitabilmente dal cammino della storia; e si può parlare di una riforma della Chiesa di Roma, credibile, solo se basata sul ritorno ai valori delle sue origini espressi nelle prime comunità e nella capacità di leggere i segni dei tempi, pure in chiave laica, evitando false interpretazioni e inutili e dannosi anatemi. Un ritorno, quindi, a quel cammino cristiano dove le prime comunità vissero e testimoniarono Gesù e il suo vangelo prima dell’editto di Costantino e di Teodosio quando il cristianesimo divenne religione di Stato, condannando così ogni altro culto. Da allora si dovrà attendere sino agli albori della modernità per ridare quella dimensione universale alla figura umana di Cristo e ai valori del suo messaggio, che i “tempi del potere temporale” e dottrinale avevano oscurato. In proposito è utile ricordare ciò che avvenne all’inizio della moderna storiografia biblica e del tentativo di aprire alla cultura cattolica le idee moderniste, così come ne parla Lorenzo Bedeschi[1] richiamando la figura del grande teologo biblista Alfred Loisy:

«Si dà il paradosso che ciò che per Loisy costituì la maggiore accusa da parte della teologia d’allora, vale a dire l’irriverente “umanizzazione” di Gesù di Nazareth, sia diventato oggi il preminente impegno per i credenti e l’unico interesse per i non credenti. Insomma progressivamente i problemi di metodo e di struttura della Chiesa si sono rivelati secondari rispetto a quelli che toccano l’impegno di tradurre in valori storici la fede. La generazione degli anni Settanta si disinteressa quasi completamente della presentazione “oggettiva” o distaccata del Cristianesimo che dà l’impressione di indicare qualcosa di sospeso in aria, di fuori dalla storia; è più curiosa di sapere che cosa il messaggio cristiano può e sa dare, cioè la carica di proposta storica che contiene per la vita presente e soprattutto avvenire».

Così sono, ancora oggi, le attese delle moltitudini cristiane, anche cattoliche, delle Chiese di periferia. La fede religiosa racchiusa nel catechismo cattolico sembra incapace di rispondere alle sfide storiche e globali: ingiustizia, guerre, lotte di religione…

Richard, sviluppando il suo lavoro nella logica razionale della critica storica, ha presente tutta la comunità ecclesiale ed è quindi cosciente pure del disagio di quei fedeli del centro della cristianità che non riescono a trovare nel cristianesimo, fatto religione dogmatica e sacramentale, le risposte agli interrogativi posti non solo dal secolarismo o da una cultura laica e da una società assetata di “democrazia”, ma dalle incoerenze di una cristianità monolitica gerarchica, chiusa a riccio in difesa di principi e tesi che sembrano imprigionare in un sistema culturale e politico il vangelo di Gesù.

Da qui il motivo che giustifica la pubblicazione di questo Quaderno, che si può riassumere inun interrogativo non certo nuovo, ma reso più evidente nel cammino della modernità e post-modernità: è possibile una coscienza veramente laica e democratica in chi vive una fede religiosa fondata su dogmi, etica, canoni?

Meglio: una fede religiosa, e così è ogni religione che mette al centro un (o più) Dio Assoluto, è compatibile con una società laica che pone al centro l’uomo e l’umanità universale?

Qui si pone il grande problema del rapporto tra fede e laicità, oggi più che mai urgente. Il lavoro di Pablo, se si va al di là dei processi culturali, può dare al difficile dialogo tra fede e laicità un valido aiuto proprio con il ritorno alle origini, non solo del cristianesimo ma anche di quella fede primaria, che è pure la fede dei cristiani del XXI secolo. E ciò già con il metodo della sua ricerca: la “memoria”, ricostruita nella sua scientificità storica, ripercorrendo i primi quattro secoli della storicità cristiana. Non si tratta di rifare la storia del primo cristianesimo e, tanto meno, di una o più Chiese, ma di riscoprire quella Parola nel momento del suo impatto con la storia dell’uomo del suo tempo; quell’incontro che genera il movimento storico di Gesù che incarnerà il suo annuncio in buona parte del cammino umano.

Anche per i cristiani vale la considerazione di José Saramago: «Siamo la memoria che abbiamo, senza memoria non sapremmo chi siamo».

La memoria del nostro passato è indispensabile per capire che cristiani siamo oggi; senza la memoria delle nostre conquiste e sconfitte non sapremmo di quale civiltà siamo figli. La memoria dà attualità al passato e va oltre la razionalità della scienza storica, o storiografia, creando un legame tra passato e presente.

La memoria traduce nell’oggi gli eventi e gli ideali di un tempo e congiunge la “passione” del passato con la “passione” dell’oggi e così lo scenario del presente si fa più leggibile. La storia legge, nella ricerca razionale, le origini, la memoria le riscopre con tutta la sofferenza, le speranze, le aspettative forti di ogni “nuova nascita” e le reincarna nelle “passioni” di ogni tempo nuovo.

L’attualità rischia di cancellare ogni memoria; si vive così in un oblio che coinvolge e travolge non solo il nostro passato, ma la preziosità delle origini dove si trovano i valori, gli ideali e le aspirazioni che sono alla base del vero progresso di ieri e di domani e riempiono il presente di ideali, di utopie e di speranza. Nell’oblio, ogni capacità e possibilità di rifiuto, di sdegno vengono spente e la coscienza annega nel sonno dell’indifferenza (pericoloso quanto il sonno della ragione). La forza razionale del dubbio non esiste più… vi sono solo le piccole certezze del momento.

Quando poi si parla di Memoria del Movimento Storico di Gesù, è bene distinguere come da noi questa memoria venga studiata nell’ambito della teologia tradizionale europea (o meglio eurocentrica) e come invece viene vissuta nella teologia latinoamericana della liberazione.

Nella ricerca storica del cristianesimo europeo la ricostruzione della “memoria” di Gesù e dei primi decenni del suo movimento, viene fatta nell’ambito puramente scientifico e della critica storica, sia in campo protestante che cattolico. Basta ricordare due figure protagoniste della storiografia delle origini del cristianesimo: il luterano Harnak e il cattolico Loisy. Ambedue si muovono sullo scenario della grande rivoluzione culturale dell’illuminismomodernismo, il primo nell’ottica liberal-protestante, il secondo nel tentativo di aprire un dialogo tra il moderno e la cattolicità. Lo studio di Pablo Richard si muove, invece, come abbiamo già accennato, nell’ambito ecclesiale, con la preoccupazione di ritrovare i valori autentici dell’annuncio di Gesù (giustizia, liberazione, fraternità…) vissuti nella testimonianza delle prime comunità cristiane.

È la riscoperta nella lettura della storia umana dei poveri, esclusi ed emarginati, dell’anelito di giustizia e liberazione del Regno di Dio annunciato da Gesù, nell’attesa del Regno messianico, riportando la Chiesa alla sua vocazione primaria, quella definita da Gesù stesso quando sottolinea il segno distintivo del Regno: ai poveri è annunciata la buona novella… solo l’uomo giusto e fraterno si salverà: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, isordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me» (Mt 11,4-6; cfr. Lc 7,22-23).

La Chiesa non è il Regno ma è la comunità che nell’ascolto del Vangelo e nella testimonianza dei primi cristiani, leggendo i segni dei tempi, cerca di costruire il Regno profetico di Gesù in tensione con il Regno messianico di salvezza. Sorge, allora, un interrogativo: la Chiesa, o le Chiese, le comunità cristiane di oggi quando ritroveranno la capacità di essere Chiesa profetica di liberazione del nostro tempo, tesa a realizzare nei tempi storici il Regno di Dio e i suoi essenziali valori universali che sono al centro dell’annuncio evangelico?

Questa capacità è stata, per quattro secoli, la storia e la risposta che hanno dato le prime comunità. Il ritorno fedele e coraggioso alle origini è un paradigma essenziale perché le Chiese cristiane di oggi ritrovino la legittimità della loro presenza storica, l’indispensabile capacità di leggere il presente e, alla luce del Vangelo e delle prime esperienze, la forza di dare una risposta ai tempi futuri. Gesù annuncia il vangelo, i suoi valori, la sua radicalità (beatitudini) e le prime comunità, nella tensione tra annuncio profetico e messianico e nella pluralità della lettura dei segni storici del tempo – dei tempi –, scrissero le prime storie del Regno. Gesù, del resto, come dice Loisy «annunciò il Regno e venne la Chiesa».

La memoria, poi, diventa credibile quando si libera da pregiudizi dottrinali-ideologici e accetta il confronto con le diversità; in questa luce la  teologia della periferia del mondo, può darci una memoria più vera e più ricca dei valori delle origini, agendo in una dimensione critica. La critica, tuttavia, deve essere presente anche nella memoria per ricercare l’oggettività del passato, evidenziare e far luce sulla sua complessità. Più si risale nel tempo, più questa lettura deve essere a tutto campo e senza riserve. Riportando il cristianesimo alla veridicità delle sue origini, e ricostruendo con fedeltà la sua memoria, si ridà al messaggio e alla Chiesa la sua attualità e lo si rende capace di rispondere alle grandi sfide del mondo globalizzato. Nel nostro cristianesimo “borghese”, come lo definisce Metz, abbiamo perso la dimensione del cristianesimo profetico-messianico o l’abbiamo ridotto ad alcune tesi accademiche. I cristiani che vivono un cristianesimo «con il viso rivolto al mondo», continua Metz[2], fanno fatica a cogliere nella loro fede un messaggio che dia le risposte alle angosce, alla sofferenza e ai tradimenti dei valori fondamentali della storia umana, come libertà, uguaglianza, verità.

Dice José Comblin che i primi tempi dopo Cristo, e per secoli, i cristiani annunciavano Gesù, il Cristo, e il suo Vangelo; non esisteva nessuna religione né nessuna chiesa.

«Il Vangelo viene da Gesù Cristo. La religione non viene da Gesù Cristo. Il Vangelo non è religioso. Gesù non ha fondato nessuna religione. Non ha fondato riti; non ha insegnato dottrine; non ha organizzato un sistema di governo… niente di simile. Si dedicò ad annunciare, a promuovere il regno di Dio, cioè, un cambiamento radicale di tutta l’umanità in tutti gli aspetti, i cui attori saranno i poveri. E si rivolge ai poveri sicuro che solo loro sanno agire con sincerità, con l’autenticità necessaria per promuovere un mondo nuovo. È un messaggio politico? Non è politico nel senso che propone un progetto, un modo di agire… per questo l’intelligenza umana è sufficiente; ha, però, un obiettivo politico, perché è un orientamento dato a tutta l’umanità»[3].

La religione cristiana nasce qualche secolo dopo i tempi di Gesù perché venne considerata uno strumento indispensabile alla conservazione e divulgazione di Cristo e del suo messaggio; uno strumento che si fa, si disfa e si rifà nei secoli, sia nei contenuti interiori che nelle sue manifestazioni. Basta pensare ai primi concili, alle lotte religiose, alle eresie, alle leggi canoniche, alle azioni fallibili dell’infallibilità.

«Il vangelo (Gesù) è universale perché non porta nessuna cultura e non è associato a nessuna cultura, a nessuna religione»[4].

Senza la memoria delle origini e del loro percorso storico, neppure i cristiani – ripeto – sanno chi sono; essi non sono figli di una dottrina, ma del messaggio di Cristo vissuto nel tempo e che ha costruito un cammino reale nei tempi… sulla memoria frutto della ricerca della verità vissuta si fondano le radici della fede cristiana… ed è così che il cristiano – laico e adulto nella sua fede – può essere protagonista di una civiltà laica e democratica.

Il lavoro di Pablo Richard, supera le difficoltà di una memoria cristallizzata in una religione, riscopre la verità e l’autenticità nel percorso del movimento di Cristo alle sue origini, riconsegna alla storia il vero volto di Gesù, il suo volto umano, e il nucleo centrale del suo messaggio, il Regno di Dio, e permette ai credenti di essere cristiani cattolici maturi per vivere con pieno diritto la loro presenza di cittadini democratici in una società laica e pluralista. L’attuale studio, ricostruendo l’essenza del messaggio cristiano nella testimonianza del Cristo, vissuto dalle prime comunità, dà, come già accennato, un contributo importante al dialogo tra fede cristiana e società moderna. Non solo, ma valorizza i contenuti dell’annuncio evangelico, sia in dimensione profetica che messianica, come possono essere la giustizia, l’uguaglianza, la fraternità, la dignità di ogni essere umano, la liberazione integrale e la salvezza. La fede cristiana non si impone ma si propone e dialoga con la coscienza umana di ogni tempo e nella globale geografia del mondo d’oggi, dove la laicità è la strada maestra per ogni idea e fede e costruisce la speranza di “tempi nuovi”.

Renato Piccini

 


[1] Saggio Introduttivo a Alfred Loisy, Il Vangelo e la Chiesa. Intorno a un piccolo libro, Ubaldini Editore, 1975.
[2] Johann Baptist Metz, Memoria passionis. Un ricordo provocatorio nella società pluralista – Queriniana 2009
[3] José Comblin, ¿Qué nos está pasando en la Iglesia?, Conferenza a l’UCA di San Salvador, 24-10-2010
[4] José Comblin, idem

 

 

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