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22/9/2020 12:16
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Cittadino immigrato : una vita a punti

Quanto dichiarato dal Ministro Maroni è già stato scritto nel “pacchetto sicurezza” dell'estate scorsa. Lo stesso meccanismo viene, di fatto, introdotto nel procedimento di acquisizione della cittadinanza . I cittadini immigrati, le loro famiglie, non possono commettere atti ritenuti incompatibili con la “cultura” , gli “usi” le “tradizioni” italiane, che nel linguaggio localista significa del villaggio celtico di nascita . Per converso i cittadini italiani, nazionali e locali, possono delinquere, imbrogliare, turlupinare, produrre falsi in bilancio, evadere le imposte, inquinare il bel paese, coltivare le variegate criminalità organizzate.
Altri paesi più civili, quali la Svizzera, introducono degli “accordi di integrazione” basati su sostegni, finanziari e strumentali, all'inserimento delle minoranze immigrate nella società, rispettando le culture, al plurale, e la dignità linguistica, culturale e religiosa di ogni individuo.
Non vi è alcuna connotazione punitiva e risarcitoria, ma tendono all'implementazione di buone prassi di coesione sociale da attuare a livello locale. Il cittadino immigrato deve : pagare sempre le tasse, essendo sostanzialmente un lavoratore subordinato, avere una condotta impeccabile , lavorare senza fiatare, perché il suo statuto per l'attuale Bossi-Fini, è quello del lavoratore o e non quello del cittadino.
Inoltre il cittadino naturalizzato italiano deve sapere decentemente parlare e leggere l'italiano, e questo, in un paese di innumerevoli analfabeti di ritorno: ormai il grugnito ha sostituito le cantilene locali; deve conoscere bene le istituzioni del nostro paese quando buona parte degli attuali parlamentari non conoscono manco le tappe fondamentali della nascita della Repubblica Italiana e tanto meno si preoccupano di conoscere la Costituzione che dovrebbero tutelare.
A questo punto mi vien da pensare che grazie proprio agli stranieri, depositari di un sapere obbligatoriamente acquisito, verranno salvate sia la lingua italiana, che le tradizioni, i valori, e perché no, le istituzioni democratiche repubblicane dell'Italia.

Franco Valenti