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L' Enciclica Caritas in veritate

L’enciclica è una forma di documento-lettera che il romano pontefice usa per far conoscere il pensiero del magistero cattolico sui più vari argomenti che vanno dalla dottrina alla spiritualità, alla morale-etica, alla realtà sociale con particolare attenzione ai grandi problemi dell’attualità storica. Così basta ricordare le grandi encicliche uscite negli ultimi tempi, i tempi della Chiesa e del mondo, come la Rerum Novarum di Leone XIII, di encicliche recenti di Papa Giovanni, Pacem in terris, e di Paolo VI, Populorum progressio, ecc…

È importante tener presente che l’enciclica, pur essendo un documento che riassume il pensiero ufficiale della Chiesa, non è un pronunciamento “ex cathedra” e non dovrebbe riguardare l’infallibilità del papa, quindi può (anzi dovrebbe) essere oggetto di analisi e di critica da parte di una comunità cristiana matura e adulta.

Caritas in veritate tocca i temi dell’attuale crisi globale che ha gravemente scosso tutto il mondo e che sta mettendo in forte discussione le certezze sociali-economiche-etiche del pensiero unico neoliberale e il benessere di quella parte del mondo dove la Chiesa ha le sue radici di potere, di conseguenza s’è creata una corsa all’accaparramento a sostegno delle proprie posizioni. E più un’enciclica si ferma all’annuncio di alcuni, pur preziosi, principi di etica e ad una generale analisi dei mali attuali a livello sociale, più si presta ad una “strumentalizzazione”.

Un documento pontificio così importante, che affronta i grandi problemi dell’ingiustizia sociale a livello mondiale, deve –a nostro parere– essere letto, commentato e sottolineato soprattutto da chi vive sulla propria pelle, in modo concreto e da tempo, questa crisi che, come sempre avviene nel nostro “sistema”, è pagata duramente dal mondo del lavoro e dai più deboli ed emarginati. Tra questi, data ormai la globalizzazione politica ed economica, v’è il Terzo Mondo e, per i cristiani, la Chiesa dei poveri.

Ci pare, quindi, doveroso conoscere il commento di uno dei rappresentanti più significativi e dei massimi intellettuali impegnati di quella Chiesa, Leonardo Boff.

Anche perché quasi unanime è stato il consenso del mondo politico-economico, in particolare italiano, e, come è normale nella logica neoliberale, la soluzione della crisi, soprattutto nelle sue finalità, è lasciata in mano a chi l’ha provocata, motivo urgente per fare un po’ di luce su ciò che è avvenuto, ma soprattutto perché all’inganno non si aggiunga la beffa.

Renato Piccini

Al papa manca un po’ di marxismo

La nuova enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, del 7 luglio scorso, è una presa di posizione della Chiesa di fronte alla crisi attuale. La complessità delle crisi che colpiscono l’umanità e che costituiscono pericolose minacce per il sistema di vita e sul futuro, richiederebbero un senso profetico, carico di urgente attualità. Non è stato questo, però, che abbiamo ricevuto, ma una lunga e dettagliata riflessione sulla maggior parte dei problemi attuali, che vanno dalla crisi economica al turismo, dalla biotecnologia alla crisi ambientale, oltre a proiezioni su un governo mondiale della globalizzazione. Lo stile non è profetico: “necessiterebbe un’analisi concreta di una situazione concreta", che renderebbe possibile esprimere un giudizio sui problemi attuali in forma di annuncio-denuncia. Ma non è nella natura di questo papa essere un profeta. Egli è un dottore e un maestro. Elabora il discorso ufficiale del Magistero, la cui prospettiva non viene dal basso, dalla vita reale e conflittuale, ma dall’alto, dalla dottrina ortodossa che sfuma le contraddizioni e minimizza i conflitti. L’accento dominante non è quello dell'analisi, ma quello dell’etica, quello del ciò che dovrebbe essere.

Siccome non analizza la realtà attuale, estremamente complessa, il discorso si limita ad essere una enunciazione di principi, equilibrista e si caratterizza per la sua astrazione. Il sottinteso del testo, il non detto in ciò che dice, rimanda a una innocenza teorica che inconsciamente assume l’ideologia funzionale della società dominante. È evidente già nel modo in cui affronta il tema centrale – lo sviluppo – tanto criticato oggi per non tenere in considerazione i limiti ecologici della Terra. Di questo l'enciclica non dice nulla. La sua visione è che il sistema mondiale è fondamentalmente giusto. Esistono disfunzioni ma non contraddizioni. Questa diagnosi suggerisce la seguente terapia, simile a quella del G-20: correzioni e non trasformazioni, miglioramenti e nessun cambiamento di modello, riforme e non liberazioni. È l’imperativo del maestro: «correzione», non l’imperativo del profeta: «conversione».

Nel leggere il testo, lungo e pesante, finiamo per pensare: che bene sarebbe per il papa attuale un po’ di marxismo! Il marxismo parte dagli oppressi ed ha il merito di smascherare le opposizioni presenti nel sistema attuale, di portare alla luce i conflitti di potere e di denunciare la voracità inarrestabile della società di mercato, competitiva, consumista, assolutamente non cooperativa e ingiusta; una società che costituisce un peccato sociale e strutturale che sacrifica milioni sull’altare della produzione per un consumo illimitato. Questo avrebbe dovuto denunciare profeticamente il papa. Però non lo fa.

Il testo del Magistero, olimpicamente al di fuori e al di sopra della conflittuale situazione attuale, non è ideologicamente «neutro» come pretende di essere. È un discorso che riproduce il sistema imperante, un sistema che fa soffrire tutti, soprattutto i poveri. Non importa se Benedetto XVI lo voglia o non lo voglia, ma è nella logica strutturale del suo discorso magisteriale. Rinunciando a una seria analisi critica, paga un elevato prezzo in inefficacia teorica e pratica. Non innova, ripete.

E perde una grandissima occasione per rivolgersi all’umanità in un momento drammatico della storia, servendosi del capitale simbolico di trasformazione e di speranza contenuto nel messaggio cristiano. Questo papa non valorizza i nuovi cieli e la nuova terra, che possono essere anticipati da prassi umane, conosce soltanto questa vita decadente, e per se stessa insostenibile (il suo pessimismo culturale), la vita eterna e il cielo futuro. Si allontana così dal grande messaggio biblico che ha conseguenze politiche rivoluzionarie nell’affermare che l’utopia del Regno di giustizia, di amore e di libertà sarà reale solo nella misura in cui tali beni si costruiscano e si anticipino tra di noi, nei confini dello spazio e del tempo storico.

È interessante notare che, – tralasciando le nozioni fideistiche ricorrenti («solo attraverso la carità cristiana è possibile lo sviluppo integrale») –, quando si “dimentica” il tono magisteriale, nella parte finale dell’enciclica, parla di cose sensate, come la riforma dell’ONU, la nuova architettura economica e finanziaria internazionale, il concetto di bene comune di tutto il mondo e i rapporti di inclusione della famiglia umana.

Parafrasando Nietzsche: «quanta analisi critica è in grado di incorporare il Magistero della Chiesa?»

Leonardo Boff
fonte: ADITAL
20 luglio 2009